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Bio

@estebandiaz.com

Siamo alla fine degli anni 70 a Bellinzona, un comune svizzero del Canton Ticino, uno di quei luoghi senza tempo che  ancora stampano sulle cartoline.
Esteban Diaz è un bambino come tanti, allegro, spensierato, pieno di energia, che la sera in famiglia canta e balla sul profumo e sulle note del flamenco.

Oggi Esteban è cresciuto. E’ un uomo che ha passato la trentina, uno di quelli che potreste incrociare la Domenica mattina al parco mentre corre, è uno che ama tenersi in forma, che va pazzo per il sushi e la paella (ma solo quella di sua mamma), uno che ama la vita, qualsiasi cosa accada, e lo si percepisce dal modo in cui gli brillano gli occhi quando ti parla, come se ogni piccolo fatto quotidiano fosse un'avventura straordinaria. Come si intuisce dal suo nome, Esteban ha origini spagnole, è cresciuto circondato dalla musica in una famiglia in cui tutti, per professione o per diletto, cantavano suonavano e ballavano, una famiglia in cui i sani principi e l'affetto sono tutto, in cui il valore di una persona non è dato dallo spessore del portafoglio o dal completo indossato, bensì dal modo in cui si affronta la vita, dai buoni sentimenti e da una carezza che vale più di tante parole.

Fino ai sedici anni suona la fisarmonica e intanto passa ore davanti allo specchio, a cantare come i grandi artisti che sente alla radio e che spera un giorno di raggiungere, non per la fama o la celebrità, ma perché il canto è il suo modo di esprimersi e vivere facendo quello che si ama, quello che realmente si è, rappresenta un sogno che pochi hanno la fortuna di carezzare.

Questo lo sa bene Esteban, che ancora ragazzo non perde un momento a fantasticare, appende il suo sogno e si rimbocca le maniche, perché sa che in questa vita nessuno gli regalerà mai nulla e che l'unica certezza è quella del duro lavoro; si mette in gioco e trova la sua strada studiando, lavorando, mentre la vita va avanti, passa il tempo, cambiano le generazioni, passano gli anni delle Charlie's Angels, del drive-in, di “Thriller”e dei capelli cotonati, passano gli anni di Freddie Mercury, dell'avvento di internet, dei cellulari e dei primi reality show.

Passano gli anni ed Esteban è diventato un uomo, ha trovato un lavoro, ha avuto due bambini, ha amato e sofferto, ha capito l'importanza di dire le cose, ha visto cosa si annida nell'animo delle persone, ha deciso di non seguire altra strada se non quella che lo rende felice e di regalare, se può, un pò di serenità anche agli altri.

Ma soprattutto Esteban non ha mai smesso di cantare. Giorno dopo giorno ha sempre accarezzato il suo sogno fino a renderlo un pò reale. Inizia a farsi conoscere, partecipa a concorsi, presenta dei singoli e nel 2005 fa un tour in Brasile che oltre all'apprezzamento della gente, gli porta nuova meraviglia, nuovo affetto da esprimere sul palco. Scrive un singolo che è più un inno alla vita e alla speranza destinato ai terremotati del Chile, interpreta a teatro Quasimodo nel “Gobbo di Notre Dame” e intanto continua a studiare e a migliorare se stesso, sia professionalmente che a livello personale, tramite esperienze che lo cambiano in modo impercettibile, come quando decide di dedicare del tempo a dei ragazzi nelle “Case Famiglia”, ragazzi che stanno cercando se stessi, per i quali una parola di incoraggiamento può fare la differenza e per i quali il suono di una chitarra può aprire universi inesplorati.

Esperienze queste che gli danno la conferma di quella frase, di Theodor Adorno, per il quale: “la vera felicità del dono è tutta nell'immaginazione della felicità del destinatario”.
E sembra questa frase essere stata scritta apposta per lui, basta ascoltare una sua canzone per capirlo, per capire che l'uomo che è diventato canta senza artifici, senza malizia, canta per esprimere se stesso con la sola voglia di regalare un minuto di serenità, qualche secondo in cui ognuno chiudendo gli occhi si può concedere un sorriso pensando che nonostante tutto c'è sempre un motivo in più, che la vita è bella, che sorridere è la cosa più naturale del mondo, che i veri sentimenti esistono, basta non arrendersi e che domani è un giorno nuovo.

Questo è Esteban Diaz.

Un uomo solido, testardo, affidabile, che ancora cerca l'Amore, quello vero da scoprire e sussurrare, che ti sorride come se ti conoscesse da una vita.
Che canta spontaneo come se fosse ancora un sedicenne davanti allo specchio.
Che ti guarda con l'interesse e il sorriso genuino di un bambino, che assorbe la vita e balla sul profumo e sulle note del flamenco.

(written by Ambra Avosani)

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